INSUFFICIENZA EPATICA, LA PRIMA CURA INIZIA A TAVOLA

 a cura della Dott.ssa Raffaella Massari, medico

 

Non sempre questa sindrome è tenuta in considerazione da chi ne soffre. Questo perché il fegato non dà dolori ma una sensazione di appesantimento postprandiale. Le analisi che mettono in evidenza un’insufficienza epatica sono le transaminasi (GPT,GOT), e GGT e la FALC. L’insufficienza epatica può essere indotta da fattori farmacologici, alcol, virali, come l’epatite A, B e C, dalla toxoplasmosi e citomegalovirus (abbastanza frequente in persone con animali a contatto), dall’Herpes e HIV. Ma alcuni di noi nascono con un bagaglio enzimatico già insufficiente dalla nascita per difetto di produzione a livello genetico: questi pazienti non sanno di essere ammalati, convivono benissimo con il loro piccolo difetto e lo scoprono solo con un banale esame di routine.

Ma vediamo come affrontare insieme questa insufficienza epatica. Bisogna prevenire alcune infezioni virali, come l’epatite B, ed effettuare la vaccinazione per chi ancora non l’ha eseguita, anche se non si è a rischio. La vaccinazione viene dispensata gratuitamente dalle ASL di competenza. Essa tende a determinare un ‘muro’ di contenimento alla diffusione dell’infezione: infatti le nuove generazioni effettuano tale vaccinazione nei primi anni di vita per evitarne il contagio e la diffusione.

 

dolore al fegato

 

 

Nel caso vi siano animali a nostro contatto, il controllo del nostro amico a quattro zampe dal veterinario deve essere di routine almeno una volta all’anno per ridurre le zoonosi, rare, ma possibili. Deve prestare più attenzione chi ha gatti o uccellini: lavarsi bene le mani con saponi disinfettanti è la cosa migliore. Altro virus, che potrebbe determinare insufficienza epatica lieve in alcuni pazienti con basse difese immunitarie, è la mononucleosi, nota come ‘malattia del bacio’.

Questi virus da tenere sotto controllo, una volta entrati nell’ospite, prediligono il diffondersi attraverso le vie linfatiche, che fanno capo al fegato. Infatti il paziente, durante la fase di incubazione e acuta, oltre ad accusare stanchezza, febbre e inappetenza, mostra ingrossamenti delle ghiandole linfatiche superficiali, con difficoltà anche alla deglutizione e dolenzia in sede epatica. Questa sintomatologia si propaga per circa 10 giorni dall’esordio e determina strascichi per ulteriori 3-6 mesi. Altro accorgimento è effettuare esami del sangue di routine in fase acuta e a 6 mesi dall’esordio della malattia per vedere l’evolversi della patologia o se vi è una guarigione completa. Non deve essere mai sottovalutato un controllo ecografico addominale, che completa la visione dell’evoluzione patologica ed eventuale grado di steatosi epatica (accumulo di grasso nel fegato).

 

mal di fegato

 

L’assunzione corretta di farmaci – consigliati dal medico e non dall’amico,anche se farmacista, perché solo il vostro medico sa come e quale terapia potete prendere senza recarvi ulteriore danno – è il comportamento sano e corretto. Le infezioni virali, ma anche alcune terapie farmacologiche e l’alcol, determinano a livello cellulare uno stress ossidativo all’interno della cellula; pertanto vi sono terapie a base di glutatione, cardo mariano e vit. E e C, il cui fine è ridare al fegato i substrati per una migliore metabolizzazione e disintossicazione. Altra accortezza è l’assunzione di un buon cibo: i pazienti con insufficienza epatica non possono assumere cibi con molti condimenti.

La cottura quindi è a crudo con l’aggiunta di olio extravergine d’oliva a freddo per salvaguardare gli apporti vitaminici senza innalzare troppo i livelli di colesterolo e trigliceridi. Pertanto cibi sani di provenienza certa, anche a Km zero, sono le prime regole, perché la prima cura è il piatto in cui si mangia!

 

Per saperne di più: STUDIO MEDICO DOTT.SA MASSARI

Via Tuscolo, 11 – Cerenova (RM) Tel 06.9904960

MEDICINA DI BASE IN CONVENZIONE / ANDROLOGIA / GINECOLOGIA / ECOGRAFIE / NEUROLOGIA / CARDIOLOGIA / ENDOCRINOLOGIA

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