VINCENZO BOCCIARELLI

(P)ASSAGGIO IN INDIA

NEL PIÙ CELEBRE RISTORANTE INDIANO DELLA CAPITALE, IL CENTRALISSIMO MAHARAJAH, L’ATTORE CI REGALA UNA RICETTA DAL SAPORE MISTICO. A GUIDARLO TRA I FORNELLI LA NOSTRA INIMITABILE MIKYCHEF, ABILE COME IL DIO DEL FUOCO AGNI. IL RISULTATO È UN PIATTO DA ‘INCHINO’, CONDITO CON TANTO DIVERTIMENTO. NAMASTÈ!

di Fabrizio Del Re, foto Andriy Monus

Se esistesse la ricetta per l’allegria, Vincenzo Bocciarelli saprebbe consigliare gli ingredienti giusti per cucinarla alla perfezione. Solare e profondo, di una profondità luminosa, il fascinoso attore ci conquista subito con la sua incontenibile simpatia. Reso popolare da tante fiction televisive, Vincenzo spazia egregiamente anche nel cinema e vanta una formazione teatrale di grande spessore, provenendo dalla scuola di Giorgio Strehler. Ci troviamo a Roma, nelle cucine del ristorante indiano Maharajah, la destinazione gustosa che lui ha scelto per regalarci un piatto speciale. Ad affiancarlo, tra i profumi avvolgenti delle spezie, un tutor d’eccezione: la bravissima e sorridente Mikychef (Micaela Di Cola), àncora di salvezza per chi rischia il naufragio tra le insidie dei fornelli. La scelta del ristorante non è casuale: “Sono stato il primo attore italiano protagonista di un film indiano, La strada dei colori, trasmesso anche dalla Rai, che abbiamo girato nel Kerala. Lì ho scoperto la grande generosità e ospitalità del popolo indiano; un aspetto che si evince anche dalla loro cucina, ricca di sacralità, dove il risultato di un piatto è intrinseco all’energia di chi lo crea”. Cosa che ci fa ben sperare, visto che la sua energia, mentre cucina, è a dir poco pimpante. Del resto, se è vero che “nomen omen”, Vincenzo – nome che un’etimologia spassosa fa derivare da vin-sans-eau, ‘vino senz’acqua’ – deve pur avere nel suo karma qualche misterioso legame con l’enogastronomia! E allora, subito gli chiediamo…

Secondo te, esiste un legame tra cucina e recitazione?

Sì, ciò che unisce questi due mondi è il greco poieon, l’atto creativo fatto di amore, impegno e passionalità. E poi c’è il desiderio di trasmettere un messaggio, un gusto, una sinestesia di emozioni e sapori; nonché di perlustrare a fondo l’essere umano, attraverso l’anima e il palato. Insomma, lo chef e l’attore fanno due mestieri di lusso…

Chi sono stati i tuoi maestri più importanti?

In primis Giorgio Strehler, ma anche Valeria Moriconi, Giorgio Albertazzi e tanti altri.

L’attore, dal latino actor, è colui che agisce. Tu cosa preferisci, l’azione o la meditazione?

Mi sono sempre sentito un interventista, quindi un uomo d’azione. Però ultimamente ho provato un’altra sensazione, ed è la prima volta che lo dichiaro in un’intervista; ho sperimentato il ‘lasciarsi andare al senso della vita’.

Cosa intendi?

Dopo 20 anni di carriera, di sforzo, di impegno e di sacrificio, ho deciso di svincolarmi dall’horror vacui, dalla frenesia di dover riempire continuamente il ‘vuoto’ dell’esistenza; un vuoto che non è assenza ma al contrario presenza di tutte le possibilità. Ogni tanto, quindi, è importante abbandonarsi al dolce sentire, aprirsi all’ascolto e all’attesa, invece di voler sempre agire per ottenere qualcosa. Così ho riscoperto anche il piacere del sapore, il gusto di cucinare per imparare la pazienza e l’equilibrio. Cucinare, come recitare, è quasi terapeutico, perché mentre il tuo corpo è impegnato nell’esecuzione di un piatto o nell’interpretazione di un ruolo, hai la possibilità di liberare l’anima.

A proposito di ruoli, tra i personaggi che hai interpretato qual è stato il più intrigante?

Sicuramente l’Eliogabalo di Antonin Artuad, perché rappresenta l’esaltazione di tutti gli opposti. Ma anche Caligola e, in genere, tutti i personaggi dell’antica Roma che spesso ho interpretato. Sono incuriosito dalla romanità, tant’è che quando venni la prima volta a Roma, all’età di 13 anni, rimasi folgorato dall’Urbe e decisi che questa sarebbe diventata la mia città, il luogo della mia crescita e formazione.

Impegni futuri?

Tornerò presto a teatro con la Compagnia di danza della coreografa Sonia Nifosi, in uno spettacolo dedicato a Edith Piaf. Poi ancora televisione, cinema e sicuramente anche un nuovo progetto in India.

Nel frattempo l’India te la gusti qui a Roma, o sbaglio?

Esatto! Vi aspetto naturalmente al Maharajah di Micky Sehgal. Però adesso scusatemi, devo dedicarmi al piatto, altrimenti Mikychef mi bacchetta a suon di cumino e curcuma! (risate).

SIAMO STATI QUI
Ristorante Indiano

MAHARAJAH

di Micky Sehgal

Sempre aperto pranzo e cena

Via dei Serpenti, 124 – ROMA

Tel 06.4747144 / 06.47885393

www.maharajah.it / [email protected]

LA RICETTA

Murg Peshawari
Pollo preparato in famoso stile Kashmir servito con erbe fresche orientali con la combinazione di peperoni, cipolle e pomodoro

1/2 kg chicken mince
1 tbsp ginger, coarsely grounded
1 tbsp garlic, coarsely grounded
2 onion, chopped finely
3-4 green chillies, sliced finely
1-2 eggs
salt to taste
1 tsp crushed red chillies
1 tsp crushed black pepper
1 tbsp zeera (cumin seeds, roasted and crushed)
1 tbsp coriander seeds ,roasted and crushed
1-1/2 tbsp anar dana (dry pomegranate seeds)
3 tbsp maize flour or gram flour
2 medium tomatoes, chopped finely
2 tbsp green coriander, chopped
oil for shallow frying

In a bowl mix all ingredients except oil and tomatoes.
Marinate for 30 minutes. Add tomatoes just before frying.
Make big flat kebabs.
Shallow fry the kebabs till golden.

(Ricetta by Mikychef & Maharajah’s Chef)

A proposito dell'autore

ilPunto Magazine, rivista di Enogastronomia & Turismo. La prima e unica pubblicazione di settore del comprensorio a nord di Roma, distribuita gratuitamente e capillarmente, ad occuparsi sistematicamente di turismo ed enogastronomia, di ristorazione e prodotti locali, di informazione ed enomarketing, di eventi e cultura del buongusto, di nuove mode e tendenze turistiche.

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